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Il Segretario Provinciale della FEMCA Cisl “PROMOSSO” ai vertici nazionali del sindacato. Tripoli: «A Roma porterò i nostri problemi»

Un punto d’osservazione diverso dai piani alti della segretaria nazionale della Femca Cisl ma fisso sulla realtà della zona industriale siracusana. Sebastiano Tripoli, 45 anni, augustano, segretario provinciale dei Chimici cislini dal 2013, sbarca a Roma e si porta dietro «l’esperienza che ho maturato
sul nostro territorio, varia perché il nostro territorio, oltre che a vocazione industriale, contiene tre grandi multinazionali come la Esso, l’Isab e la anche la Erg. Ho compreso così le tematiche legate soprattutto alla raffinazione. La nostra area contribuisce più di altre alla creazione di prodotti esportati nei mercati nazionali».

Cosa la aspetta?
«Beh, intanto andrò a definire da vicino quelli che sono i contratti collettivi nazionali di settore, portando con me l’esperienza fatta sul territorio a
contatto con le persone. Parlo dei bisogni di chi sta dentro le fabbriche e sui posti di lavoro».

Il sindacato locale così perde un pezzo o acquisisce una platea più ampia?
«La seconda. Alla Femca di Siracusa viene riconosciuto il lavoro di squadra fatto in questi anni. Vado a ricoprire un incarico di responsabilità su tutto il territorio nazionale, ma non posso certo dimenticare la mia terra».

In che stato di salute lascia la zona industriale aretusea?
«C’è una timida ripresa in tutti i settori.
In quello industriale i tempi bui della crisi profonda credo siano passati. Siamo in una fase di ripresa, le aziende hanno ricominciato a fare utili e i margini sono risaliti. C’è un contributo
dato dal prezzo del petrolio, ma la crisi l’abbiamo lasciata un po’ alle spalle».

Tutto bene, quindi?
«Devo dire che il futuro è ancora incerto. Io credo che l’arrivo degli investitori algerini sia un’opportunità, perché si è esaurita una fase durata 60 anni. C’è ancora chi crede nel potenziale
della zona industriale, è un bene. L’importante è chi investe rispetti le nostre regole, le norme e i contratti. Insomma, che si venga non per svaligiare ma per portare lavoro, occupazione e sviluppo. E sicurezza ambientale. Se la zona industriale saprà scommettere sui temi centrali, potrà avere un futuro sereno».

E’ fiero di qualcosa, in particolare?
«Sì: nel 2016 ho promosso un convegno sulla sostenibilità ambientale. Dopo di noi c’è stata la corsa a fare di queste iniziative una bandiera»

La Sicilia – 26/09/2018

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