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Campanelle mute, la scuola appartiene al paese

11149517_1653009774928676_9157983097500730725_n“Noi siamo i primi a voler cambiare la scuola e siamo pronti a discutere con grande senso di responsabilità. Ma il processo di riforma è stato portato avanti dal Governo senza un vero progetto culturale, con tanta superficialità ed improvvisazione, senza conoscere la scuola reale e coinvolgere i diretti protagonisti che sono in primo luogo gli insegnanti, il personale scolastico e chi li rappresenta sul piano sindacale. Non è stata finora una bella pagina di democrazia.”

Questo il messaggio affidato a questa giornata dal segretario generale nazionale della Cisl, Annamaria Furlan. In piazza, insieme alle altre sigle sindacali, quanti la scuola la vivono e costruiscono ogni giorno. La Cisl Scuola Ragusa Siracusa, con quasi 500 persone guidate dal segretario generale Antonio Palermo e dal segretario aggiunto Patrizia Epaminonda, ha partecipato alla manifestazione organizzata a Catania.

Un lungo corteo al quale non è mancata la presenza del segretario generale della UST Paolo Sanzaro.

Insegnanti, dirigenti scolastici, personale ATA si è ritrovato per dire no ad una riforma che sta violando i principi costituzionale che, da sempre, ispirano il sistema scolastico pubblico. La Cisl Scuola, insieme agli altri sindacati, sottolinea la mancata collegialità, la totale assenza di partecipazione e pluralismo sulle scelte in itinere.

“Questa non è la nostra buona scuola – hanno sottolineato Palermo ed Epaminonda – Qui si rischia di trasformare la scuola in una giungla dove poteri impropri possono delegittimare il ruolo dell’istituzione stessa. Non chiediamo solo rivendicazioni contrattuali, vogliamo un progetto chiaro che non si fondi sull’illusione di una stabilizzazione solo annunciata.”

“La scuola è la base del nostro Paese e del nostro futuro – ha aggiunto Paolo Sanzaro -; non può essere occasione di propaganda. Oggi siamo tutti in piazza per difendere la storia della nostra scuola. Al Governo e al Parlamento chiediamo di affrontare con obiettività, serietà e concretezza questo tema. Chiediamo, innanzitutto, il dialogo perché serve la piena condivisione politica e sociale.”

 

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