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Furlan: “Provvedimento sbagliato e inopportuno. Bene l’incontro riparatore, ma è tardivo”

Caro Direttore
Il mondo della scuola è attraversato in queste giornate da tensioni e polemiche che nulla hanno a che vedere con i problemi gravi ed irrisolti del nostro sistema scolastico, più volte denunciati in questi anni da tutti i sindacati di categoria e dalle confederazioni. La libertà di insegnamento è un bene fondamentale e indispensabile in ogni società democratica. È una prerogativa che la nostra Costituzione affida alle scuole e ai docenti. Ecco perché era sbagliato ed inopportuno il provvedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante di Palermo. L’incontro “riparatore” di ieri tra il ministro della Pubblica Istruzione e la docente siciliana non ha certo sanato la frattura con il mondo della scuola, anche se è importante aver annunciato che la sanzione della insegnante sarà revocata come avevamo più volte chiesto e che le opinioni degli studenti non vanno mai censurate.

Va ricercato sempre il confronto su temi importanti e delicati che riguardano la nostra storia e che non vanno mai cancellati. Per questo i fatti della scuola di Palermo non vanno sottovalutati, perché sono stati il sintomo di una pericolosa tendenza ad invadere e condizionare gli spazi in cui si esercitano l’azione didattica e l’autonomia delle istituzioni scolastiche. Non si può mettere in discussione il ruolo fondamentale della scuola nello sviluppo di uno spirito critico, una capacità di analisi e di lettura dei fatti del mondo, obiettivi che gli studenti dovrebbero raggiungere nel loro percorso di studi per l’esercizio di una cittadinanza attiva. A meno di non pensare ad una scuola asservita ai governi di turno ed alla politica, divulgatrice persino di cattive ideologie. No, non è questo il ruolo della scuola che vogliamo e che la nostra carta costituzionale ha ben delineato. Ecco perché è stato un fatto increscioso assistere a provvedimenti di sanzione nei confronti di docenti che fanno ogni giorno il loro dovere, con mille sacrifici, senza il giusto riconoscimento economico e professionale.

I sindacati di categoria della scuola hanno fatto bene a scendere in campo e noi sosteniamo la loro iniziativa nazionale che si terrà oggi a Palermo, con una grande assemblea aperta ed una fiaccolata. Bisogna garantire il pluralismo, difendere le prerogative professionali, tutelare libertà fondamentali che attengono alla nostra democrazia costituzionale. È giusta la proposta di istituire un organismo indipendente con il compito di valutare il corretto esercizio della libertà di insegnamento e di tutelare l’autonomia professionale individuale e collegiale dei docenti. Sono valori che devono essere gelosamente custoditi e difesi dalla nostra scuola in tutto il Paese. Così come va respinta senza se e senza ma la proposta di un governo del sistema scolastico non più unitario e nazionale ma affidato alla competenza delle singole regioni.

Crediamo che se c’è una competenza che debba rimanere allo Stato e dare prospettive e diritto all’istruzione a tutti i bambini, a tutti gli studenti da Sondrio a Lampedusa, sia proprio il tema dell’istruzione e della scuola. Il Governo se vuole fare qualcosa sulla scuola crei un collegamento vero tra la scuola, l’impresa e il territorio, attraverso percorsi veri di alternanza, investimenti forti, un circolo virtuoso tra la formazione ed il mondo del lavoro, in modo da dare davvero un futuro ai nostri ragazzi. Si ridia il giusto spazio e valore all’insegnamento della storia, dell’educazione civica ed anche della musica e dell’informatica in tutte le scuole italiane. Si rinnovi il contratto dei lavoratori della scuola, dell’università, della ricerca, valorizzando le competenze del personale. Queste sono le cose che bisogna discutere. Ripartiamo dalla centralità della scuola e della formazione nel nostro paese, della ricerca, dell’innovazione, della necessità di infrastrutture scolastiche moderne, promuovendo i fattori che creano davvero lavoro per i tanti giovani che lo cercano ma anche per le tante persone che in questi anni di crisi lo hanno perso.

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