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Istat. Disoccupazione giovanile al 40%. Furlan: “II dati impongono un’assunzione di responsabilita’ da parte di tutti”

Roma 31 gennaio 2017- “I dati diffusi oggi dall’Istat sull’aumento della disoccupazione giovanile impongono una assunzione di responsabilita’ da parte di tutti. Siamo daccordo con il Presidente di Confindustria, Boccia: il lavoro dei giovani deve diventare la priorita’ del Governo, delle forze economiche e sociali e di quanti hanno responsabilita’ istituzionali a tutti i livelli”. Lo ha sottolineato oggi la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, nel suo intervento al Consiglio Generale della Cisl riunito a Roma, commentando i dati diffusi dall’Istat che registrano un aumento della disoccupazione giovanile a dicembre 2016 superiore al 40%.
“Non possiamo aspettare le elezioni o le consuete alchimie della politica” sottolinea la leader della Cisl ribadendo come “di fronte alla gravita’ della situazione occupazionale del paese, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno” sia “indispensabile un Patto sociale per lo sviluppo e la crescita incentrato sulla decontribuzione permanente per le assunzioni stabili, la detassazione degli investimenti in innovazione, ricerca e formazione, far decollare subito le politiche attive del lavoro e l’alternanza scuola-lavoro, attivare il piano di industria 4.0, sbloccando tutto cio’ che oggi e’ spendibile sul piano della costruzione di infrastrutture, reti digitali ed altre opere pubbliche”.
Per Furlan dunque “ha fatto bene ieri il Ministro Poletti ad annunciare una prossima convocazione del sindacato sui temi del lavoro, della modifica dei voucher e delle parti ancora inattuate dell’accordo sulla previdenza. Serve una svolta perche’ non possiamo accontentarci di qualche occupato in piu’ o di qualche inattivo in meno come certifica oggi l’Istat. Dobbiamo affrontare il tema della disoccupazione e dell’inclusione sociale con una politica nuova di redistribuzione del reddito, facendo una battaglia seria nel prossimo vertice europeo di giugno come sistema paese per un cambiamento radicale dello Statuto economico e dei vincoli troppo rigidi ai bilanci che bloccano oggi gli investimenti pubblici produttivi”.

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