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Lavoro, CISL si mobilita il 18 Ottobre “nei territori”

Così il leader Cisl Bonanni concludendo, a Roma, i lavori dell’esecutivo nazionale. Per il sindacato servono il taglio di almeno il 5% del Pil a famiglie e imprese. E riforme strutturali che favoriscano sviluppo e occupazione
“Il sindacato non deve inseguire il governo ma impegnarsi in una fase di mobilitazione nei posti di lavoro e nel territorio fatta di informazione, proposte e confronto con le istituzioni e le forze parlamentari locali”. È quanto ha affermato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni concludendo i lavori del Comitato esecutivo nazionale. Bonanni ha anche aggiunto che “la Cisl individua il 18 ottobre come la giornata nazionale di tutte le iniziative a livello territoriale. Per quanto riguarda i rapporti tra le tre confederazioni, il leader della Cisl ha affermato “che per ricostruire il filo unitario dell’iniziativa di giugno, non sono decisive le date ma la qualità della mobilitazione e che il punto di riferimento concreto resta la piattaforma su fisco e pensioni”.
Il leader Cisl si è anche soffermato sulle questioni del fisco e dello sviluppo. “Il governo – ha detto – deve uscire dall’ambiguità sulla vicenda fiscale. Non bastano le promesse vaghe che anche oggi Renzi ha ripetuto alla Camera, anche perché non si capisce la battaglia politica che il governo vuole portare avanti sul piano europeo”. “È ormai opinione ampiamente condivisa – ha continuato Bonanni – che in tutta Europa e in Italia in modo particolare, il problema centrale sia quello di sostenere la domanda. È certamente utile il piano da 300 miliardi proposto dal Juncker, ma gli effetti di questo piano non potranno che essere a medio-lungo termine. Effetti rapidi immediati possono essere ottenuti solo con una forte diminuzione della pressione fiscale su famiglie e imprese. Diversamente non si comprende quale sia il terreno sul quale il governo italiano vuole misurarsi con l’Europa”.
Per Bonanni, “il governo deve affrontare il tema più volte richiamato dalla Cisl, di una profonda riforma fiscale da attuare anche gradualmente, che diminuisca il carico fiscale su lavoratori, pensionati e imprese che investono ma con una ripresa efficace della lotta all’evasione fiscale. Non sono sufficienti la stabilizzazione degli ottanta euro allargando la platea ai pensionati, e la diminuzione dell’Irap del 10 per cento. È necessario un intervento choc di riduzione delle tasse, molto più forte nel prossimo triennio (alcuni economisti lo indicano nell’ordine del 5 per cento del Pil) con un intervento della Bce per finanziare, nel breve e medio periodo, gli effetti negativi di questa manovra sul bilancio pubblico. Un intervento di questo tipo naturalmente non significa il ritorno alla finanza allegra, ma rende ancora più necessarie e non rinviabili tutte le riforme strutturali oggi impantanate in Parlamento, a partire da quella del lavoro, senza bloccarsi su diktat ideologici e con un forte intervento di spending review che oggi sembra abbandonato, perché finalmente aggredisca tutte le zone di rendita e di sprechi nel paese”.

fonte: www.cislsicilia.it

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