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«NOI AL CORTEO CON LO STESSO STATO D’ANIMO DI 27 ANNI FA»

«27 anni fa la strage di Capaci cui seguì, 57 giorni dopo, quella di via D’Amelio. Una stagione di sangue su cui ancora si allungano ombre. E celebrare la quale non può essere un mero esercizio di memnoria». Così la Cisl Sicilia che domani sarà presente alle celebrazioni per l’anniversario degli attentati in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino. E i loro agenti di scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. E Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina. Il sindacato, che si dice «preoccupato per il clima di divisione» che da qualche giorno si respira attorno alla ricorrenza, parteciperà alla mobilitazione con una delegazione guidata dal segretario generale regionale Sebastiano Cappuccio. E «come parte – si legge in una nota – del lavoro che conduciamo per educare alla legalità creando una coscienza della quotidianità antimafiosa». «Saremo presenti – informa la Cisl – assieme ai nostri giovani che a partire dalle 15,30 sfileranno da via D’Amelio all’Albero Falcone con pettorine commemorative dedicate ai giudici Falcone e Borsellino e a tutte le vittime dei boss». Alle 17,58 la sosta e il silenzio all’ombra dell’Albero, per mantenere viva la memoria di quella lunga e per certi versi ancora oscura, scia di sangue. «Parteciperemo al corteo – precisa Cappuccio – con lo stesso stato d’animo col quale 27 anni fa, un mese dopo la strage, il mondo del lavoro scese in piazza per dire no a tutte le mafie». Il riferimento è alla manifestazione nazionale del 27 giugno 1992 che, per iniziativa di Cgil Cisl e Uil, portò a Palermo da tutta Italia centomila lavoratori che marciarono dietro alle bandiere del sindacato per chiedere giustizia, legalità, sviluppo. «Fu una grande mobilitazione unitaria – ricordano alla Cisl – la prima imponente manifestazione sindacale antimafia della storia del Paese. E segnò una svolta nella nascita di un sentimento collettivo di rivolta delle coscienze nei confronti del ricatto delle mafie».
Da allora, rilevano alla Cisl, tanto è stato fatto e tanto resta da fare. Senza retorica, evitando liturgie ripetitive. Rifiutando le logiche di certa antimafia da operetta. Ma mantenendo uno spirito unitario e costruttivo. «Soprattutto – scrive il sindacato – bisogna sottrarre ulteriore terreno a Cosa nostra puntando sullo sviluppo sano della Sicilia, sulla lotta senza quartiere alla corruzione. Su politiche di inclusione sociale e di tutela delle fasce deboli della popolazione». Perché la repressione è fondamentale. Ma lo è altrettanto la prevenzione «in termini di politiche degne di questo nome, per la crescita economica e per lo sviluppo della società». 

www.cislsicilia.it (ug)

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